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Annalisa Monfreda - reporter

 

articoli > Ciad, aprile 2007
















Anno I - n.16

Lago Ciad, alla scoperta di un tesoro genetico

May M'Bodey sa di essere un uomo ricco. E non perché indossa una tunica immacolata, ricoperta da un mantello azzurro e sormontata da un turbante. Questo è l'abbigliamento che si conviene a un capo del Kanem, regione nell'ovest del Ciad. La ricchezza di M'Bodey è un'altra. Ma per accorgersi di possederla bisogna avere tante rughe quante quelle che solcano il suo volto. Una ricchezza comune agli undici milioni di persone che vivono nel bacino del lago Ciad. Eppure questa è una terra dove non piove neanche a implorare tutti gli spiriti del Sahel: 500 millimetri di media ogni anno, irregolari e imprevedibili. Poco più che una spruzzata per un suolo assetato, che si spacca sotto un sole cocente. Da qui, il mare dista mille chilometri. E le strade e le città sono luoghi esotici. L'ultimo inferno della Terra? Dipende. Perché se l'uomo ci abita fin dalla Preistoria, un motivo c'è. Ed è quello per cui oggi, questo vecchio di etnia kanembu, nella sua capanna del villaggio di Amerom, sa di essere ricco.

"Il tesoro del signor M'Bodey è un patrimonio genetico: il Dna di piante e animali che nel corso dei secoli si sono adattati a questo ecosistema e oggi permettono la sopravvivenza a milioni di persone", spiega Caterina Batello, esperta di sistemi agrari e biodiversità della Food and Agriculture Organization (Fao). E cioè graminacee che producono cereali senza bere un goccio d'acqua per mesi, bovini che in una vita di stenti arrivano a partorire anche otto vitelli, e piante che mettono le radici nei suoli più degradati, rendendoli ospitali. "La biodiversità, nel bacino del lago Ciad, non è il tema di un dibattito accademico, ma l'essenza stessa della sopravvivenza", dice Peter Kenmore, coordinatore di un gruppo di ricerca della Fao su questo tema.
Oggi, la crescita della popolazione e l'aumento dell'aridità portano con loro un problema di sicurezza alimentare ed esigono un migliore sfruttamento delle risorse. Ma è possibile incrementare la produttività senza rompere questo equilibrio magico, senza minacciare la straordinaria biodiversità di questo ecosistema? Dopo uno studio durato quattro anni, la Fao risponde di sì. E propone il lago Ciad come modello di sviluppo sostenibile per tutte le regioni aride.

Quando M'Bodey decide di aprire il suo scrigno, per prima cosa tira fuori l'oro verde delle donne kanembu. Un intreccio di alghe filamentose che si chiama dihé e cresce spontaneo in un unico posto al mondo: gli uadi del Kanem, ossia i letti di antichi torrenti. Queste fiumare sono un ambiente particolare, dove l'acqua salata o salmastra, ricca di bicarbonato di sodio ed estremamente basica (pH 9,5-10), si combina a una fortissima insolazione e a una temperatura esterna che varia tra i 35-37 °C di giorno e i 15-20 di notte. [...]