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Annalisa Monfreda - reporter

 

articoli > Corno d'Africa, marzo 2006

 

 

 

 

 

 


Anno I - n.3

Noi, sopravvissuti
su una nave bianca

Quasi 30mila italiani in fuga dal Corno d'Africa. Salvati dai bianchi piroscafi della Croce Rossa. 65 anni dopo, Geo ha incontrato gli ultimi testimoni dell'Impero

Testimoni. Lo sguardo fermo, il gesto energico, il portamento elegante. Gli ultimi testimoni della memoria dell'Impero italiano sono uomini e donne di oltre settant'anni. All'epoca delle colonie erano bambini. Alcuni erano nati in Africa, altri ci erano arrivati per seguire i genitori. In un modo o nell'altro, il 10 giugno 1940 si trovavano là: l'Italia entrò in guerra e per loro finì quella stagione dorata, tra boschi d'eucalipto e animali selvaggi. I padri partirono per il fronte, e in poco più di un anno le truppe inglesi provenienti da Sudan, Somalia e Kenya ebbero la meglio: il 27 settembre 1941 l'Italia aveva perso tutte le sue colonie.
A questo punto, vincitori e vinti si posero un problema: come riportare in patria i civili sfollati dall'Impero dell'Africa Orientale? Nell'aprile del1942 quattro grandi navi, tutte dipinte di bianco e con una croce rossa disegnata sulla fiancata, salparono dai porti italiani. Erano i piroscafi Giulio Cesare e Duilio, e le motonavi Vulcania e Saturnia. In un mese di viaggio oltrepassarono lo stretto di Gibilterra, circumnavigarono l'Africa e raggiunsero le colonie italiane. Cariche di due-tremila donne e bambini sotto i 15 anni, fecero lo stesso tragitto al contrario. Ciascuna imbarcazione compì quel viaggio per tre volte fino al 1943. 28mila italiani lasciarono Etiopia, Eritrea e Somalia a bordo di quelle che furono battezzate "navi bianche", frutto di un accordo tra Italia e Gran Bretagna mediato dalla Croce Rossa.[...]