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Annalisa Monfreda - reporter

 

reportage > Italia, aprile 2006
Euromed Journalist Prize 2006 Euromed Journalist Prize 2006
Menzione speciale all'Euromed Heritage Journalistic Award 2006
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Anno I - n. 04

Il canto libero
degli Arberësh

C'è un'Italia dove i preti si sposano, le strade si chiamano udha e le rock band cantano in una lingua simile all'albanese. Tra le montagne della Calabria e della Basilicata, c'è l'Arberia: qui vive un popolo di 100mila anime.

Agosto 1991. Ventimila profughi albanesi avvistano il porto di Bari dal ponte della nave Vlora. Sul molo, un uomo li aspetta. Ha 34 anni, si chiama Angelo Longo e parla albanese. La protezione civile lo ha accolto come volontario perché faccia da interprete. Lui è nato in Calabria e l'albanese l'ha imparato da mamma Giulia, che a sua volta l'ha sentito da nonna Rosina, e così indietro nel tempo, fino al XV secolo, quando i primi albanesi approdarono in Italia. Ora Angelo è di fronte al dramma che da mesi occupa le pagine dei giornali: migliaia di uomini fuggono dall'Albania post-comunista, viaggiano ammassati sulle carrette del mare, afferrano al volo i panini lanciati dagli elicotteri e in vista del porto si gettano in acqua e proseguono a nuoto. Per alcuni di loro, Angelo ha in serbo un "regalo" che non si aspettano. Alla guida di un centinaio di profughi riparte: attraversano la Puglia, si inerpicano sul versante lucano del massiccio del Pollino e scollinano in Calabria. Arrivano a Civita, Lungro, Firmo. Un arcipelago di paesi aggrappati alle rocce. Qui le strade si chiamano "udha" e in processione si portano le icone. La gente parla uno strano idioma che assomiglia all'albanese e i preti si sposano. Ecco il regalo che Angelo riserba a questi profughi: un pezzo di Albania in Italia. Isolato e protetto nei secoli da queste montagne. L'Arberia.

Fine XV secolo. Centinaia di albanesi approdano in Puglia. Scappano da un Paese che, città dopo città, capitola sotto i colpi dell'armata turca. Portano con sé armi, vestiti e un repertorio orale di rapsodie tramandate di padre in figlio fino a oggi. Cantano del loro eroe Skanderbeg, il valoroso condottiero capace di riunire principi e capitani d'Albania in una lega contro l'esercito ottomano. L'eco delle sue imprese risuona in tutta l'Europa cristiana: i papi lo esaltano come "atleta di Cristo", il re di Napoli gli invia aiuti. Ma nel 1468 Skanderbeg muore di malaria, portando con sé ogni speranza di respingere l'avanzata ottomana. Perciò gli albanesi scappano. Ma se vengono accolti a braccia aperte nel regno di Napoli è ancora una volta merito di Skanderbeg, [...]