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Annalisa Monfreda - reporter

 

reportage > Italia, Ferrara, aprile 2005











 


Anno XVIII - n.137

A vol di mura
Al ritmo lento dei suoi abitanti, in sella all'imprescindibile due ruote, un giro per le vie di Ferrara tra suggestioni storiche e artistiche

Per prima cosa, una bicicletta. Scoprire Ferrara al ritmo lento delle due ruote è un cliché. Ma anche i cliché talvolta vanno onorati. Specie se a noleggiarti una bici a Ferrara è Roberto Ceragioli, in piazza Travaglio. Il suo negozio è un vecchio deposito della guerra e alle nove di mattina un crocchio di persone con placida pigrizia vi si intrattiene a leggere il giornale, chiacchierare, flirtare. Altrove c'è il bar o la bottega del barbiere. A Ferrara c'è il negozio di biciclette. In fondo, se l'87 per cento della popolazione va in giro su due ruote, e se per ogni abitante ci sono 2,7 bici, la probabilità che vada giù la catena a dieci persone in contemporanea è molto elevata.
Osservo il bizzarro connubio uomo-bici e mi domando come sia stato possibile modellare le abitudini dei ferraresi fino a tal punto. Qualche ora dopo Gianni Stefanati, responsabile dell'Ufficio biciclette comunale, mi ha risposto così: "Al principio, ci fu l'estetica: le auto parcheggiate davanti ai monumenti erano brutte, così nell'immediato dopoguerra fu interdetto loro il centro. Poi l'inquinamento: il veto è stato esteso a tutti i veicoli a motore. Infine il marketing: apporre la frase "città della bicicletta" sotto il cartellone di ingresso a Ferrara ha scatenato la fierezza campanilistica".
Ed eccoli i ferraresi. Vanno "in bicicletta con un orgoglio superiore a quello di chi esce in Ferrari da Maranello", scrive il giornalista Carlo Grandini. Guai a considerarlo un mezzo povero: sfoggiare la bici più prestigiosa è una questione d'onore. A tratti contagiosa, se con una certo compiacimento mi scopro a guardare l'elegante bici nera con i freni a bacchetta, che mi condurrà in giro per la città. [...]