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Annalisa Monfreda - reporter

 

reportage > Italia, Fiumicino, marzo 2005















 


Anno XVIII - n.136

Fiumicino dall'alba
al tramonto

Arrivano con l'ultimo treno della sera, quello delle 22.52. Sacco a pelo nello zaino e biglietto aereo per l'alba del giorno dopo. I posti migliori, sul parapetto attorno al giardino pensile del terminal B, sono già occupati. Non restano che le poltroncine o, per i più navigati, la moquette della cappella al terminal C. L'aeroporto di Fiumicino promette a tutti sogni d'oro. I backpackers se ne sono preventivamente assicurati sul sito www.sleepinginairports.com, la bibbia in materia. Dove il Leonardo Da Vinci ha ottimi voti per comodità dei giacigli, sicurezza e soprattutto gentilezza degli agenti di controllo. I quali si limitano a svegliare di tanto in tanto qualcuno per chiedere: "Passport and boarding card, please".
Una noia che ci si può evitare prenotando una camera al vicinissimo hotel Hilton. Pratico quanto le poltrone dell'aeroporto, visto che lo si può raggiungere con una lunga "passeggiata tubolare" senza neppure mettere il naso fuori dall'aerostazione. E che per di più offre sauna, palestra, bagno turco, piscina coperta... Roba da business class, insomma. Ma i saccoapelisti dell'aerostazione non chiedono tanto. "Basterebbe un bagno attrezzato per farsi una doccia al mattino e questo aeroporto sarebbe perfetto", dice Katja, 20 anni, che si accontenta di lavarsi la faccia prima di dirigersi al ceck-in.
È l'alba e insieme con lei lo scalo di Fiumicino si sveglia. Proprio come una città. In fondo di questo si tratta: una grande città in volo. Popolazione: 150 mila "abitanti" al giorno, la seconda città del Lazio. Di questo popolo, 50 mila lavorano e 100 mila aspettano. Certo, a nessuno capiterà mai di attendere mesi, come a Tom Hanks nel film di Steven Spielberg, The terminal. Ma il problema che si pongono tutti quelli che aspettano è lo stesso. "Che cosa posso fare?", chiede il signor Navorsky a un poliziotto quando scopre che per un cavillo burocratico è "prigioniero" del JFK di New York. "Qui c'è una sola cosa che si può fare", risponde quello. "Shopping!". [...]