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Annalisa Monfreda - reporter

 

reportage > Portogallo, giugno 2004








Anno XVII - n.129

Costa dei tesori
Studiosi e avventurieri a caccia dei galeoni affondati lungo le coste del Portogallo

È un viaggio, questo, che comincia dove ne finirono tanti altri. Incagliati fra le rocce o arenati nella sabbia ci sono centinaia di relitti, ferri arrugginiti e cannoni, legni marci e tesori. Ma soprattutto storie. Prendiamo quella del generale Diego de Alvear, che nel 1804 tornava in Spagna dopo 21 anni trascorsi in America Latina a definire i confini spagnoli e portoghesi. Con il primogenito Carlos María, futuro eroe dell'indipendenza argentina, viaggiava a bordo della fregata Medea, portabandiera di una piccola flotta. All'alba del 5 ottobre apparvero all'orizzonte le vele di quattro navi inglesi. La battaglia ebbe inizio alle nove del mattino, quando in lontananza si intravedeva già la Praia de Faro e il Cabo de Santa Maria. Alle dieci in punto Alvear vide esplodere davanti ai suoi occhi la fregata Mercedes, sulla quale, oltre a 28 tonnellate d'oro, viaggiava un tesoro molto più prezioso: sua moglie con gli altri sette figli. Centosettantotto anni dopo sulla lunghissima Praia de Faro, in Algarve, andarono a vivere cinque uomini. Uscivano in barca al mattino presto e ritornavano la sera, proprio come i pescatori del posto. Ma il loro equipaggiamento consisteva in sonar e metal detector al posto di reti: cercavano il relitto della Mercedes. Con loro c'era un italiano naturalizzato spagnolo, tal Claudio Bonifacio, classe 1947. Era stato lui a ricostruire gli ultimi istanti di quella nave e aveva voluto essere presente alle ricerche, anche se il suo lavoro era già concluso. Perché ci sono i cercatori d'oro. Ma ci sono anche i venditori di sogni. E Bonifacio è uno di questi. […]