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Annalisa Monfreda - reporter

 

reportage > Svezia, maggio 2004








 


Anno XVII - n.128

Libera Gotland
L'isola a Est della Svezia è un mondo a parte, dove fioriscono le rose fino a dicembre

In un giorno di febbraio ti può capitare di vedere uomini con indosso un costume da bagno a righe bianche e nere gettarsi in mare da uno scoglio. Sei a Gotland, la Capri del Nord. Quel mare è il Baltico, non il Mediterraneo. Quello scoglio non è un faraglione, ma un raukar. Hai assistito al bizzarro rituale che da oltre un secolo unisce gli "Amici bagnanti", una loggia di benefattori che fin dall'Ottocento ha giurato fedeltà a quest'isola, donandole una scuola per bambini poveri così come un giardino botanico in cui crescono persino i platani. Quel tuffo non è da tutti, perché lo strano clima che a Gotland fa fiorire le rose fino a dicembre, non basta certo a scaldare le acque del mare.
Basta, però, a farne il rifugio degli artisti: buen retiro Gotland. O meglio, buen retiro Fårö. Perché è in questa estrema propaggine a nord, separata a sua volta da una lingua di mare, che uomini di pensiero hanno creduto di trovare l'ultima frontiera del mondo. Forse per il miracolo dei raukar che s'innalzano solitari lungo le spiagge o in mezzo alle acque: rocce calcaree levigate dal vento e dalle onde che sono come colonne d'Ercole, un confine oltre il quale immagini l'ignoto e che ti suggerisce di non andare. E in molti non sono mai andati. A Fårö c'è ancora gente che non ha mai attraversato neppure quella lingua di mare che la separa dal resto dell'isola. "Che bisogno c'era di spostarsi? Il mare provvedeva a tutto, prodigo di aringhe […]