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Annalisa Monfreda - reporter

 

reportage > Turchia, maggio 2005










Anno XVIII - n.138

Turchi di mare
Per anni gli ottomani hanno addomesticato il Mediterraneo. Oggi mettono in cantiere caicchi come alberghi a cinque stelle

Che ne è stato degli audaci marinai turchi che fino a un secolo fa minacciavano i popoli di mezza Europa a bordo di affusolate galere? I loro discendenti oggi traghettano quegli stessi europei in lungo e in largo per le coste della Turchia, a bordo di eleganti e confortevoli yacht di legno chiamati caicchi. Gli eredi dell'indomito comandante Khair ad-Din potrebbero incarnarsi in Turala, 24 anni, nato e cresciuto tra gli asini e le galline di Üçagiz, vicino Kas e legittimo proprietario di un caicco acquistato a rate sei anni fa. Tra uno squillo e l'altro del cellulare, oggi racconta la felice vita da skipper: "Lavoro per cinque mesi all'anno, da maggio a settembre. E il resto del tempo sono in vacanza, tra Istanbul, Kas e Üçagiz". Persino il papà di Turala, a 60 anni suonati, ha scoperto che bastava riempire il proprio caicco di turisti invece che di pesce per cambiare la propria vita. Niente più levatacce al mattino o uscite notturne. Qualche mese per mare ed è a posto tutto l'anno. Meglio di una vita da pensionato.
Anche i figli dei contadini turchi cominciano a preferire la barca al trattore. E il fenomeno non è da poco, visto che sui settemila chilometri di coste, come nel resto della Turchia, l'economia è prettamente agricola. Mucche e greggi di capre sbarrano il passo ai vacanzieri che si avventurano lungo le strade costiere scavate nella roccia. Serre per la coltivazione di frutta e ortaggi rivestono come una coperta di plastica le pendici delle montagne a picco sul mare. []